Un libro è un modo per parlare agli altri di noi, come la camicia che indossiamo. 

I titoli che si scelgono sono il rimando – sempre mutevole – di come percepiamo il mondo; sono lo specchio delle scelte che facciamo: qualche volta va male, qualche volta cambia la vita.

Il format dei book club non sono mai passati di moda per questo motivo, per la necessità urgente – anche se si fa finta di niente – di ritornare a parlarne. Di cosa? Delle storie, e quindi di ognuno di noi. 

Oggi, più che mai e controcorrente, c’è il bisogno di approfondire; e c’è la voglia di farlo con leggerezza, che poi è la formula vincente. Termine che deriva dal francese approfondir, approfondire significa letteralmente “rendere profondo”: si vuole rendere profondo un momento, si vuole dare significato a un qualcosa, e a volte lo si vuole fare in compagnia di chi avverte la stessa esigenza.

In questo scenario nasce a Napoli, alla maniera indipendente, The Book Lounge un nuovo indie book club che si presenta come un salotto contemporaneo: niente formalità, niente pose, tra un calice di vino e la naturalezza degli incontri.

Nato da un’idea di Elena Monopoli e Mirta Robiony, il salotto di TBL non spinge a finire il libro per primi o a leggerlo tutto d’un fiato, alla luce di questo mondo in cui anche la lettura è inserita tra le performance, è diventata bulimica. Piuttosto: just chill.

L’invito è infatti quello di rilassarsi, rallentare, scambiarsi curiosità e punti di vista, condividere la propria esperienza di lettura – che anche se è frammentata è perfetta lo stesso -, discutere dei temi che ne emergono e che necessariamente parlano delle proiezioni delle nostre esperienze.

Napoli continuamente contemporanea

The Book Lounge si definisce come un salotto moderno in cui la lettura è intesa nella sua forma libera e originaria, quella condivisa; e lo fa – definirsi – nell’universo di una miriade di book club digitali (che tra i “pro” hanno quello di scavalcare ogni distanza) e di club fisici che valorizzano, tra l’altro, il luogo in cui emergono.

Tra questi ultimi si inserisce TBL, che oltre i libri vuole raccontare Napoli. Tra case private, spazi culturali, studi creativi, librerie indipendenti, un altro aspetto del progetto è essere itinerante. Ed esserlo in una città che ha una cultura così strutturata e stratificata da risultare continuamente contemporanea, è una nota di valore.

Se l’incontro di presentazione a Casa Cinema ha svelato il primo libro da leggere, Le Perfezioni di Vincenzo Latronico – romanzo breve sul sintomo dell’impermanenza tipico di una generazione intera, quella alla perenne ricerca di luoghi e possibilità – il secondo incontro è avvenuto da Magazzini Fotografici, annunciando il libro del mese; Alta fedeltà di Nick Hornby.

Così vengono richiamate la fotografia, la musica, il cinema, la cultura visiva, per far sì che si generino sempre nuovi significati prodotti da stimoli condivisi e da prospettive dirette e collaterali. Via il calendario fisso, questo progetto si struttura attraverso le persone e – attraverso un libro alla volta – ci si incontra per le storie.

Il gusto del book club

Entrare a far parte di un gruppo di lettura non vuol dire commentare un testo e basta, ma intrecciare legami. E non solo. In un’epoca segnata dalla frammentazione dell’attenzione, il libro si fa pretesto per dialogare con i linguaggi del presente e diventa cassa di risonanza di temi contemporanei. 

Mirta ed Elena, le co-fondatrici di TBL, condividono la convinzione che in quest’epoca di contenuti iper-fruibili, ciò che può fare la differenza sia il gusto: inteso come capacità di scelta, di attenzione e di profondità.

Interpretata nella sua accezione di sensazione e percezione (aísthēsis), l’idea di gusto mi rimanda al legame diretto tra estetica e capacità di sentire e percepire il mondo. In questa prospettiva, la lettura si apre anche a una dimensione visiva ed estetica, ma non come decorazione o mancanza di sostanza, piuttosto come elemento capace di amplificarla.

*

Un libro – in definitiva – è un modo per parlare agli altri di noi, come la camicia che indossiamo. È un tempo per stare con noi stessi, mentre leggiamo una manciata di parole alla volta, tra una task e l’altra. Ma anche una piccola scusa per stare insieme e confrontarci su ciò che arriva alla coscienza grazie alla lettura, su ciò che di quelle parole ci resta dentro.

I titoli che scegliamo sono il rimando – sempre mutevole – di come percepiamo il mondo; sono lo specchio delle scelte che facciamo: qualche volta va male, qualche volta cambia la vita. 

Foto The Book Lounge: Roberta Ciuccio

ANNARITA GENOVA
ANNARITA GENOVAfounder & director
Parole prime.
Brand journalist, mi occupo di giornalismo e comunicazione.
LE RUBRICHE